Sculco: "2018, non protesta ma proposta"

Crotone, Domenica 31 Dicembre 2017 - 15:57 di Redazione

“E’ necessario che le tante energie libere e forti della società calabrese s’impegnino in politica e partecipino direttamente, non solo con la protesta ma anche con la proposta, alle scelte per migliorare la qualità della vita. L’anno che verrà - ha sostenuto la consigliera regionale di Calabria in Rete Flora Sculco dando gli auguri ad un folto gruppo di dirigenti del suo movimento a Crotone - sarà decisivo per la Calabria, che dovrà vedere cantieri aperti in ogni territorio e, attraverso gli  interventi necessari per colmare lo storico deficit infrastrutturale che possono contare sulle  ingenti risorse programmate dalla Regione, un sostegno concreto alle politiche per lo sviluppo e per nuova occupazione. Ai nostri giovani occorre dare occasioni reali di realizzazione personale. Così rendiamo normale questa regione. Così freniamo anche la piaga dell’illegalità e della devianza sociale. Perciò, ogni settore dell’economia e della società deve, con rigore e serietà, essere non solo efficiente per agevolare investimenti e mettere a valore i nostri beni storici e paesaggistici, ma soprattutto inclusivo del nostro capitale umano”.  Ha aggiunto: “La ripresa economica  che si ravvisa nel Paese può senz’altro vedere anche la Calabria parte integrante del nuovo ciclo che si avvia dopo la feroce crisi economica che dal 2008 ha prodotto danni ovunque, ma soprattutto nelle aree più svantaggiate. Alla Calabria occorre che si prosegua nell’azione dei governi Renzi - Gentiloni che hanno implementato l’attenzione verso il Mezzogiorno con provvedimenti mirati e dotati di congrua disponibilità economica, ma anche che la politica e la società, liberandosi del fardello di polemiche conflittuali e paralizzanti, si concentrino, insieme e con determinazione, sugli obiettivi che questa regione deve assolutamente raggiungere, per fronteggiare emergenze intollerabili per un Paese civile, a incominciare dalle percentuali da capogiro della disoccupazione giovanile e in particolare femminile. Nel Mezzogiorno, peggio  in Calabria - ha sottolineatola consigliera regionale -  le donne non lavorano. Lo 0,8 o l’1 virgola qualcosa di  crescita del Paese potrebbe  schizzare in alto, se le donne ed il Mezzogiorno nel suo insieme  potessero dare l’apporto considerevole di cui sono capaci. L’Italia è agli ultimi posti in Europa per l’occupazione femminile e nel Sud le donne ne pagano le conseguenze più gravi. Eppure, sappiamo bene che non vi può essere sviluppo sostenibile e crescita senza l’apporto delle donne, della loro  creatività e abilità. Il lavoro è il grande cruccio delle donne nell’Italia del Sud: a partire dalle giovani generazioni che sommano le difficoltà del momento alle difficoltà causate da una discriminazione delle donne che si percepisce dappertutto: nell’accesso al lavoro e nelle retribuzioni. Col paradosso per cui a una maggiore scolarità e formazione femminile corrisponde ancora una minore occupazione, minore carriera e basso salario rispetto agli uomini. Si discetta di epoca post tecnologica e di società della conoscenza, ma ancora assistiamo a situazioni per cui alle donne è negato non solo il giusto salario e la possibilità di fare carriera ma persino il diritto di avere i figli desiderati perché altrimenti perderebbe il lavoro”. Ha concluso Flora Sculco: “C’è molto da fare e non ci rassegniamo, anzi siamo dell’avviso che occorra battersi insieme per far sentire la voce delle donne. In Calabria, per esempio, approvando, già nel mese di gennaio 2018, la mia proposta di legge sulla doppia preferenza di genere licenziata positivamente dalla prima commissione nel 2015. Oggi la povertà aggredisce in particolare le pensionate, le famiglie numerose e le donne sole. Si ha bisogna di servizi accessibili, di un piano per il finanziamento degli asili nido, di potenziare i centri che si occupano delle donne in difficoltà, perché le donne continuano ad essere minacciate dentro e fuori le mura domestiche e queste aggressioni vanno contrastate con la prevenzione, il contrasto collettivo, il sostegno e l’inclusione delle vittime. È necessario favorire la cultura del rispetto delle donne a partire dalle scuole”.



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